Nadia Afragola Communication
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Scrittura e cucina hanno anche qualcosa in comune: da un numero finito di ingredienti – o di lettere – è possibile creare un numero infinito di ricette o di storie, perché infinite sono le combinazioni
Verena Lugert
L’orto è l’espressione più emocratica del fare umano.
Che tu sia un umile contadino che produce per la propria famiglia, o uno chef che coltiva per il suo ristorante, l’orto ti restituisce sempre quello che tu gli hai dato con una qualità proporzionale all’attenzione e alle cure che gli hai dedicato.
Perché una tavola senza pane, non si può immaginare.
È come se esistesse da sempre, tanto sono lontani i ricordi della memoria, tanto è remoto il suo passato.
È il mattone su cui la cultura gastronomica è stata lentamente eretta. È l’argilla con cui sono impastate le fondamenta della cucina, il vapore della rivoluzione industriale, la prima pietra su cui sono state costruite le più grandi architetture.
Il profumo più simile all’idea di casa. Il cibo per eccellenza.
Il pane è certamente vita.
In ogni arte, e ciò vale anche per la cucina, la più grande raffinatezza consiste nella sintesi e nella semplicità. È così che si diventa dei cuochi senza pregiudizi, degli anarchici che riconoscono soltanto la legge dell’equilibrio per far parlare la natura.
Henri de toulouse-lautrec
Capisce che Napoli e Milano non sono poi così diverse.
Affacciata sul Mediterraneo la prima, sul resto d’Europa la seconda.
Il mondo si incontra nei porti ed è da qui che si può avere una visione privilegiata di quello che succede nel mare e, più in generale, nel mondo. Edouard Glissant parlava di creolità mediterranea.
Con questo concetto, esprimeva la multietnia di una terra che ha la forma di un porto, che nel corso degli anni è stata contaminata da influenze arabe, slave, normanne, spagnole e che, ancora oggi, rappresenta un infinito bacino da cui attingere spunti culturali.
Il tartufo si raccoglie, si cerca ardentemente, si desidera, non si coltiva.
Sta alle regole della natura, vive grazie all’albero che gli offre tutto di sé, grazie al cielo che ne influenza lo sviluppo, grazie alla terra che gli sarà amica.
Ed è singolare come le condizioni a noi più avverse siano per lui le più prolifiche: pioggia, umidità, temperature rigide.
Si coglie, delicatamente, la notte, quando tutto tace, e per farlo servono nasi allenati, perché è nella natura stessa del tartufo nascondersi. Uno scrigno fatto di terra e di radici, sotto uno strato di foglie, in mezzo a un bosco, all’ombra di un nocciolo, di una quercia o di un castagno.
Perché la natura trova sempre un modo per farsi ammirare.